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Uma importante reflexão sobre a atual realidade da autonomia trentina (cada vez mais ameaçada pelo governo centralista italiano). Escreve o Prof. Dr. Tommasi da Universidade de Trento, estudioso da história do cooperativismo trentino e conhecedor da realidade dos descendentes de imigrantes tiroleses (texto em italiano).

Considerazioni analitiche sul binomio Autonomia-Cooperazione


Prof. Dr. Renzo Tommasi
(Università degli Studi di Trento)

Ormai è inscindibile, per quanto riguarda il Trentino, il binomio Autonomia-Cooperazione. I due principi tendono allo stesso obiettivo: il benessere materiale e morale del popolo. Non prescindono, peraltro, dai valori che sono propri della nostra terra tirolese, di quel Tirolo, come Annibale Salsa ci ricorda, che Dante Alighieri, nella Divina Commedia, traduce con "terra tra i monti".

Solo per citarne alcuni fra quelli che ci caratterizzano, la auto-regolamentazione (Regole), l'auto-aiuto/solidarietà (tradotto anche in beni collettivi – Usi civici), la democrazia (voto capitario), l'unione d'intenti nel rispetto reciproco (fascio clesiano: fratellanza e "unione fa la forza"), la concordia (il simbolo della Federazione dei Consorzi cooperativi delle due mani che si stringono simboleggiando il patto sociale), il volontariato (associazionismo e Vigili del Fuoco/protezione civile), l'amore reciproco (il carisma delle profonde radici cristiane) e la pace (auto-difesa: la tradizione dei bersaglieri o Schützen). Principi e valori che nel "far da sé", continuando a muoversi dal basso (chissà per quanto ancora!), hanno trovato il compimento in ciò che oggi vediamo. Ricordiamo che, a parte l'istruzione e la sanità pubbliche che segnano dati d'eccellenza, un dato, sopra tutti, risulta significativo (e si spera incontrovertibile). È quello relativo al residuo fiscale.

La nostra Regione autonoma è l'unica in Italia, a statuto speciale, in forte attivo. I dati attuali de "Il Corriere del Trentino" sono chiari: paghiamo in imposte 612 milioni di euro in più di quello che riceviamo in termini di spesa pubblica (per es. la piccola Val d'Aosta sta a meno 122 milioni di euro).

La redistribuzione della ricchezza, portata avanti da più di un secolo a mezzo dal sistema cooperativo (la cui diffusione sul nostro territorio ci pone ai vertici del sistema cooperativo mondiale, e lo testimonia l'elevato numero di soci sul totale della popolazione residente), e i benefici alla popolazione di un'equa spesa sociale, a mezzo di un'amministrazione autonoma (più oculata delle altre, anche con tutti i suoi difetti clientelari e nepotistici), sono le due realtà principe che fanno della nostra provincia un esempio di welfare compiuto fra i più ambiti al mondo. E con ciò si intende che la forbice fra il più ricco e il più povero (non si parla solo di ricchezza di beni materiali ma di altro, quale un'elevata alfabetizzazione, un'invidiabile qualità della vita, ecc.) è relativamente stretta.

Ora, storicamente è dimostrato, quando il popolo inizia a godere degli stessi "privilegi" del ricco, quest'ultimo scatena delle reazioni nefaste per potersi distinguere; ma non nel bene, purtroppo. L'idolatria del denaro, del potere e del bene individuale è l'antitesi dei beni collettivi e immateriali: perciò l'idolatra li combatte. In nome di qualcosa che luccica di luce riflessa perché è orfano di luce propria. Quindi, oggi, due sono i più acerrimi nemici della pretesa di mercificazione e di asservimento dell'essere umano o, meglio ancora, del popolo. A livello politico-amministrativo l'autogoverno o l'autonomia e a livello politico-economico la cooperazione, entrambi principi per il benessere del popolo e, fine ultimo, della sua libertà. E come li combatte? I mezzi messi in campo sono ormai evidenti. Attraverso l'idea di un ordine mondiale dal pensiero unico in capo ad una sola nazione, depositaria di tutte le virtù esportabili con la forza e non con l'esempio. Con l'azione legiferante per salvaguardare il grande, il potente, e penalizzare il piccolo, il bisognoso. Con la propaganda mediatica che in modo subliminale magnifica il ricco (di beni materiali e di potere) e disprezza il povero (e non di spirito, ma "l'altro"), che degrada l'uomo a bestia (il male) per poterlo braccare, cacciare e sopprimere ma che innalza la bestia a uomo (il bene) perché è facilmente controllabile. Con la diseducazione perché chi non capisce consuma di più qualsiasi cosa (misuriamo in questo il PIL di una nazione?). Con il seminare insicurezza e odio fra i popoli. Con lo svuotare la parola di significato. Con lo strumentalizzare le religioni e la fede. Con il polverizzare la famiglia, la prima forma di comunità solidale, per moltiplicare i consumi. Con il trasmettere che solo il denaro può comperare la felicità. E si potrebbe continuare di questo passo con molte altre considerazioni che tutti percepiscono, ma che solo quelli che sono dei grandi camminatori soffrono.

Perciò i grandi camminatori segnalano le storture del sistema attuale, pervaso da un turbocapitalismo che con ogni mezzo a sua disposizione (e sono tante le frecce al suo arco) cerca di annichilire le buone pratiche per poi poterle vendere, per puro tornaconto personale (ma veramente di un numero esiguo di persone che hanno nome e cognome a differenza della totalità anonima e appiattita). Una di queste buone pratiche tendenti al bene comune è il volontariato, la bestia nera, perché per il capitalismo è inammissibile che ci sia una prestazione d'opera non monetizzabile. L'altra è l'associazionismo, perché diffonde la cultura della democrazia partecipata. L'altra è la comunità territoriale, perché esibisce decentramento, specificità, identità e autogoverno. Indi per cui la nostra autonomia è in pericolo, perché non siamo ancora automi rispondenti meccanicamente agli impulsi abulici di cui il consumismo si nutre per esistere, per controllare e per condizionare. E per chi non si piega o resiste a questo accentramento di potere ci pensa la violenza psicologica o, nella sua forma più esecrabile, la guerra (ops, pardon!, politically correct: "missione di pace").

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